I BRICS e il “Rio Consensus”

5 Set

da un articolo di Kevin P. Gallagher

  downloadIn un articolo su The Globalist  (“BRICS: Toward a Rio Consensus”, 14 luglio 2014) Gallagher prefigura la formazione di un accordo a Rio de Janeiro ispirato a principi opposti a quelli del “Washington Consensus”, la politica del Tesoro USA che ha dominato per decenni gli interventi del FMI e della Banca Mondiale. Gallagher informa che i rappresentanti dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) si stavano incontrando a Rio, dopo la fine della World Cup, per accordarsi sulla creazione di una nuova banca per lo sviluppo e di una nuova moneta di riserva. Questa è un’occasione storica per cambiare la politica economica globale e influire su FMI e Banca Mondiale. Le due istituzioni di Washington, che risalgono agli accordi di Bretton Woods, all’origine avevano come obbiettivi la stabilità finanziaria, l’occupazione e lo sviluppo. Ma nell’ultimo quarto del XX secolo il “Washington Consensus” le spinse a una politica di deregulation, che ha pesato molto sui paesi in via di sviluppo. Le loro politiche sono viste come dirette contro le economie emergenti. Queste istituzioni sono controllate dai paesi ricchi e soprattutto dagli USA. Come mostra Eric Helleiner nel suo libro Forgotten Foundations of Bretton Woods, Cina, India e Brasile volevano mantenere gli obbiettivi originali delle due istituzioni, e alla fine hanno ottenuto una politica mista, che comprende il finanziamento a breve termine, il controllo dei capitali e un certo spazio per la politica industriale. Quando FMI e Banca Mondiale non hanno previsto la crisi finanziaria globale del 2008, i BRICS e altri paesi emergenti hanno detto basta. Essi chiesero un nuovo sistema di votazione, pur lasciando agli USA il potere di veto. Il congresso USA si oppose. Il G-20 del 2009 prospettò una nuova visione, ma nessuna delle sue promesse si è realizzata, in particolare quella di stimolare la ripresa e di prevenire con misure adeguate la prossima crisi. Adesso i BRICS vogliono fare da soli, con due istituzioni che fanno ben sperare: nuova banca di sviluppo e nuovo accordo sulle riserve monetarie. La prima dovrà finanziare infrastrutture, industrializzazione e sviluppo produttivo nei paesi emergenti. L’altro dovrà intervenire contro le crisi dei pagamenti dei singoli paesi e contro le minacce alle loro monete.

Al fondo, dice l’autore, c’è un impegno per la stabilità finanziaria e lo sviluppo produttivo, che rispetti i diritti umani e l’ambiente. Queste organizzazioni dovrebbero avere meccanismi decisionali equi e trasparenti. E dovrebbero anche costituire un modello morale, a cui un domani anche il FMI e la Banca Mondiale potrebbero ispirarsi.

Il documento  4/9/2014

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