Clima bene comune

23 Giu

di Giuseppe Pesare

cambiamenti-climatici-inizia-l-esodo-dalle-isole-carteredScritto da un climatologo, Luca Mercalli, e da un’economista dell’ambiente, Alessandra Goria, Clima bene comune (Bruno Mondadori, Milano 2013) è un testo che, con intenti divulgativi, sintetizza in maniera accessibile ma rigorosa le conoscenze, le previsioni, le questioni aperte e il percorso delle politiche internazionali sul tema del cambiamento climatico.

Prendendo le mosse dal racconto dell’evacuazione delle isole Carteret, l’arcipelago del Pacifico destinato a scomparire entro qualche anno di cui si narra nel cortometraggio Sun Come Up[1], gli autori forniscono una descrizione chiara e accurata del sistema climatico del nostro pianeta e delle cause ed effetti del riscaldamento globale in atto. Il testo evidenzia la connessione tra attività umana e cambiamento climatico, determinato, com’è noto, dall’effetto serra: «la causa principale del rapido cambiamento del clima nel mezzo secolo trascorso è determinata dall’aumento antropogenico dei gas serra in atmosfera, inclusi il biossido di carbonio – la CO2 – i clorofluorocarburi, il metano e il protossido di azoto» (p. 16).

Quali effetti provocherà il cambiamento climatico? Le previsioni più attendibili, contenute nel Quinto Rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change[2], parlano di una temperatura media globale che nel periodo 2081-2100 potrebbe superare anche di 4,8 °C quella media del periodo 1986-2005 e di un innalzamento del livello del mare tra i 26 e gli 82 cm a fine secolo. Tutto ciò avrà effetti disastrosi sulla vita umana: entro il 2050 circa 250 milioni di persone dovranno lasciare la propria terra, cresceranno gli episodi di caldo estremo e di piogge violente, la produzione agricola si ridurrà rapidamente, crescerà il fenomeno della contaminazione delle acque, così che «la popolazione sul pianeta soffrirà per la crescente malnutrizione, l’aumento di problemi cardio-respiratori, di malattie infettive, di dissenteria, oltre che per l’incremento della morbilità e della mortalità legate alle ondate di calore, al peggioramento della qualità dell’aria nelle città, alle inondazioni e alla siccità » (p. 78).

Tutto questo può ancora essere in gran parte evitato attraverso politiche di mitigazione e accordi internazionali che contemplino riduzione delle emissioni, maggiore efficienza energetica, realizzazione di impianti per la cattura geologica della CO2, incentivazione delle energie rinnovabili e gestione più sostenibile delle foreste.

Non bisogna, però, dimenticare le esigenze dell’economia. Secondo Mercalli e Goria, nell’ottica dello “sviluppo sostenibile”, la tutela dell’ambiente e il benessere economico delle generazioni presenti e future sono valori ugualmente irrinunciabili e, peraltro, conciliabili. Un compromesso è possibile e auspicabile.

In questa prospettiva, gli autori guardano con favore al tentativo dei decisori di disegnare politiche che rispondano contemporaneamente a criteri di efficienza economica e di efficacia ambientale e all’implementazione di strumenti che consentano un più facile rispetto di entrambi. Essi si riferiscono ai meccanismi nati con il Protocollo di Kyoto, che permettono il conseguimento degli obiettivi con un abbattimento dei costi, il più noto dei quali probabilmente è l’Emission trading. Questo si fonda sulla considerazione che i costi di riduzione delle emissioni variano tra Paesi e settori in relazione al livello di sviluppo economico e tecnologico. Il sistema prevede la definizione di un limite massimo di emissioni, il quale è suddiviso in “permessi di emissione”, commercializzabili liberamente tra i soggetti interessati (Paesi, imprese ecc.). Ma a una certa data di scadenza ciascuno deve restituire un numero di permessi pari alle proprie emissioni effettive.

Strumenti come questo sono stati oggetto di critiche da parte di molti studiosi: la possibilità di acquistare sul mercato “permessi di inquinare”, pur permettendo il raggiungimento degli obiettivi di Kyoto, sarebbe contraria a quella radicale inversione di rotta necessaria per combattere seriamente il riscaldamento globale[3].

Tuttavia, non vi sono riferimenti a tali critiche nel libro in questione, il quale è orientato ad accogliere soluzioni che siano ragionevoli per tutti i soggetti in campo, anche quando non sono le migliori dal punto di vista dell’efficacia ambientale. Per gli autori si tratta pur sempre di soluzioni positive, nell’attesa si affermi maggiormente un “nuovo paradigma”. Cioè, un approccio in cui il rispetto dell’ambiente entri a pieno titolo nella cultura d’impresa, affiancandosi, con pari dignità, ai tradizionali obiettivi economici; ed entri anche nel senso comune dei cittadini. Il testo, infatti, si conclude con una panoramica sulle azioni quotidiane e a lungo termine che ognuno di noi può attuare, nella convinzione che «tutti siamo parte delle soluzioni» (p. 146): dalla scelta del mezzo di trasporto per gli spostamenti quotidiani alle scelte di consumo alimentare, dalla riduzione dei consumi energetici al risparmio idrico, alle scelte più meditate sull’acquisto di una casa o di un’auto.

 

23 giugno 2014

[1] http://www.suncomeup.com

[2] http://www.ipcc.ch/report/ar5

[3] Cfr. L. Lohmann et al., Carbon Trading, Dag Hammarskjold Foundation, Uppsala 2006.

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