Una nuova misura del reddito nazionale

9 Giu

di Clara Capelli  e  Gianni Vaggi

download (1)La nostra storia inizia nel Cheskam, remoto e poverissimo distretto nord-est del Nepal. Una zona di contadini e sherpa ai piedi dell’Himalaya, stravolta da una massiccia emigrazione dei suoi abitanti e ormai dipendente dal denaro che questi inviano a casa.Si calcola che oltre due dei ventotto milioni di nepalesi lavorino all’estero,  soprattutto nei paesi del Golfo.

Dal 1990 al 2010 le rimesse degli emigranti verso i PVS (paesi in via di sviluppo) sono aumentate  sette volte[1], raggiungendo i 450 miliardi di dollari. Questo dato riguarda le rimesse che transitano nei canali ufficiali, i trasferimenti ‘informali’ probabilmente aggiungono alcune centinaia di  miliardi. Per molti paesi le rimesserappresentano il flusso monetario più importante, ben oltre gli aiuti pubblici allo sviluppo, per cui è necessario considerarle quando si misura lo standard di vita di una popolazione.

Tradizionalmente il GDP (PIL) è l’indicatore più utilizzato del valore di un’economia. Negli ultimi anni molti autori hanno suggerito strumenti diversi per misurare il benessere[2].  E’ largamente diffusa l’idea che il Gross National Income (GNI: reddito nazionale lordo) sia un indicatore migliore per misurare il reddito, perché a differenza del GDP include anche i Redditi Netti dei Fattori (dividendi da attività finanziarie all’estero, profitti da investimenti diretti esteri, salari dei lavoratori “frontalieri”).

Nel 2010 l’UNDP (Programma di Sviluppo dell’ONU) ha sostituito il GNI al GDP nel calcolo della parte di reddito che rappresenta un terzo dell’Indice di Sviluppo Umano[3].

Tuttavia, le rimesse non sono comprese nel GNI, bensì in un terzo indice, il Gross National Disposable Income (GNDI: reddito naz. lordo disponibile) [4]. Quest’ultimo include sia i redditi netti da fattori (net primary incomes) sia i trasferimenti unilaterali (net secondary incomes), aiuti e, appunto, rimesse. Eppure il GNDI non si trova facilmente nei rapporti internazionali. Solo l’OCSE distingue fra GNI e GNDI, ma solo per i paesi OCSE e pochi altri. Nella pratica i due indicatori sono spesso confusi [5].

Sulla base del World Bank Database, abbiamo calcolato il GNDI per alcuni Paesi in cui le rimesse giocano un ruolo determinante[6].

 

Paese GDP NPI GNI NSI GNDI GNDI/GNI
Tagikistan 6,522 -58 6,464 2,929 9,413 1.46
Haiti 7,346 40 7,386 2,757 10,143 1.37
Kirghizistan 6,197 -656 5,541 1,839 7,380 1.33
Nepal 18,977 147 19,124 4,726 23,850 1.25
Moldavia 7,001 565 7,566 1,515 9,081 1.2
Honduras 17,426 -973 16,453 3,107 19,572 1.19
    Giordania 28,840 -179 28,661 4,865 33,526 1.17
 Bangladesh 111,905 -1,513 110,392 12,242 122,634 1.11
 Pakistan 210,741 -3,098 207,643 16,431 224,074 1.08
 Filippine 224,770 280 225,050 18.380 243,430 1.08
 Egitto 235,983 -6,376 229,607 15.221 244,828 1.07
 Vietnam 123,600 -5,019 118,581 8,685 127,266 1.07

 

GDP e GNI non presentano grandi differenze. Il vero cambiamento si ha passando al GNDI, il che suggerisce come siano le rimesse anziché i redditi netti da fattori a influenzare significativamente le possibilità economiche di una popolazione. Questo vale non solo per i Paesi con un ridotto numero di abitanti – come Tagikistan, Moldavia o Honduras – ma anche in quelli con 150-100 milioni di abitanti – come Bangladesh, Pakistan, Filippine, dove il GNDI supera di buona misura il GNI. Uno degli esempi più significativi è proprio il Nepal, dove grazie alle rimesse il GNDI risulta addirittura il 25% maggiore del GNI.

Il GNDI non solo sarebbe utile per meglio valutare l’effettivo potere d’acquisto nei Paesi di origine degli emigranti, esso potrebbe anche essere un utile strumento nell’analisi di fenomeni di Dutch Disease [eccessiva dipendenza da una risorsa] quando i consumi sostenuti dalle rimesse creano una forte dipendenza dalle importazioni. Molti Paesi dipendenti dalle rimesse esibiscono infatti preoccupanti deficit di parte commerciale, che sono però compensati dalle rimesse. Nel 2011 Il Nepal esibiva un deficit commerciale del 23% del PIL e un surplus di parte corrente del 1%

Abbandonare il GNI a favore del GNDI, o comunque aggiungere anche questo dato, non renderà più felici gli abitanti del Cheskam. Tuttavia, una operazione di pulizia nei dati di contabilità nazionale aiuterebbe a valutare meglio le reali condizioni dei paesi. In un mondo con forti flussi migratori, il GNDI è sicuramente un indicatore più preciso dei flussi monetari  di cui effettivamente dispone un paese. Avere più tipi di dati e indicatori è sempre utile, sta poi ai ricercatori saperli utilizzare con giudizio.

[1] Si veda a proposito il World Bank Database.

[2] Stiglitz, J., A. Sen and J. P. Fitoussi, Report by the Commission on the Measurement of Economic    

       Performance and Social Progess, 2008, www.stiglitz-sen-fitoussi.fr

3 Kovacevic, M., Review of the HDI Critiques and Potential Improvements, UNDP, Human

       Development Report Research Paper, 33, New York, 2010.

[4] Si vedanoUN (2008) Systems of National Accounts, e IMF (2009) Balance of Payments Manual, Sixth Edition.

 [5]  Todaro and Smith, Development Economics, 11th edition, Pearson, Boston, p. 54.

[6] V. tab. in Capelli e Vaggi 2013 con i dati 2011 per tutti i Paesi considerati dalla World Bank (in milioni di dollari correnti):

http://economia.unipv.it/docs/dipeco/quad/ps/DEM/DEMWP0062.pdf

 

9 giugno 2014

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