Cittadinanza per gli stranieri: una priorità da paese civile

12 Mag

di Arianna Genovese

Il riconoscimento della cittadinanza degli stranieri residenti in Italia è un nodo cruciale per lo sviluppo di un paese che intenda definirsi civile.

Dagli anni Novanta l’Italia, da paese con una lunga storia di emigrazione, è divenuto paese di crescente immigrazione, e oggi rappresenta una tappa intermedia per le migrazioni dirette verso il nord Europa.

In questi trent’anni la normativa sull’emigrazione è mutata più volte, senza riuscire ad armonizzare regole e diritti, con un’evidente incapacità politica e legislativa nell’affrontare questi temiin modo complessivo.

Il risultato è che gli oltre 4,4 milioni di stranieri stanziali[1], che vivono e lavorano nel nostro paese in forma regolare, mancano di diritti elementari come quelli previdenziali[2]. Senza cittadinanza, il rinnovo del permesso di soggiorno[3] è un passaggio obbligato, e le difficoltà nel trovare un lavoro e un alloggio a condizioni legali finiscono spesso in forme di sfruttamento, con frequenti casi di riduzione in schiavitù[4].

Nel 2011 sono state concesse oltre 56 mila cittadinanze, di cui 49.836 a persone provenienti da paesi extra UE: Marocco (10.732), Albania (8.101) e Romania (3.920)[5].

Negli ultimo 10 anni è triplicato il numero degli stranieri regolarmente residenti in Italia. A dispetto del topos sempre vivo degli immigrati che sottraggono lavoro agli italiani, anche i flussi migratori pagano il prezzo della crisi in atto. Nel periodo 2008 – 2012 il tasso di occupazione tra gli stranieri è diminuito di 7 punti. Tra il 2007 e il 2012 si sono quasi dimezzati gli arrivi in Italia per motivi di lavoro, mentre sono cresciuti quelli per motivi di famiglia, i permessi per motivi di studio e le richieste per motivi umanitari[6].

L’indice di deprivazione proposto dall’Istat[7] mostra una diffusa sofferenza degli immigrati rispetto agli italiani. L’indicatore sintetico di rischio di povertà, o esclusione sociale, raggiunge il 51% per le persone che vivono in famiglie con almeno uno straniero, e il 56,8% in quelle composte solamente da stranieri, a fronte del 38,3% nelle famiglie miste[8], e del 23,4% nelle famiglie di soli italiani[9].

Nella scuola i figli di immigrati sono circa il 7% della popolazione scolastica[10], e nei presidi socio- assistenziali essi rappresentano il 28,7%[11]. Infine, sono stranieri il 35% degli adulti in stato di detenzione[12].

Sul tema cittadinanza ci sono numerose proposte e disegni di legge. Il dibattito più recente si è concentrato su due diversi principi alla base del riconoscimento: lo ius soli,incentrato sulla nascita e successiva residenza su suolo italiano; e lo ius culturae, che subordina la cittadinanza ad una adeguata conoscenza della lingua e della cultura italiana[13]. E rappresenta un nodo delicato il tema della seconda generazione.

Attualmente il conseguimento della cittadinanza[14] è previsto per diversi motivi. Tra questi, la residenza in Italia da almeno 10 anni[15], e l’elezione di cittadinanza[16]. Quest’ultima è una sorta di ius soli, che consente al minore nato in Italia da genitori stranieri, ed ivi residente senza interruzioni fino ai 18 anni, di scegliere la cittadinanza italiana. Il disposto prevede una serie di circostanze non semplici e non sempre chiare, su cui si sono susseguiti i pareri delle corti d’appello[17] al fine di dipanare difficoltà applicative. Esempio lampante di una complessità normativa che è spesso frutto di compromessi.

[1] Dati Istat al primo gennaio 2013, in http://www.istat.it/it/immigrati

[2] Ad es. ai lavoratori stagionali stranieri non spettano gli assegni familiari e la disoccupazione. In: http://www.avantionline.it/2013/12/previdenza-sociale-rapporto-emni-piu-diritti-piu-contraddizioni-piu-difficolta/#.UzE78s6wUfk

[3] http://www.poliziadistato.it/articolo/225/

[4] http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/Puglia/Sfruttamento-braccianti-immigrati-la-Dda-di-Lecce-indaga-per-riduzione-in-schiavitu_312324424423.html

[5] http://www.nuovicittadinieuropei.it/?page_id=332

[6] Nel periodo 2007 – 2012 i permessi per motivi di lavoro sono calati da 150.000 a 70.800, mentre quelli per motivi famigliari da 87.000 sono passati a 117.000. Cifre dietro le quali probabilmente si annida la necessità di aggirare la difficoltà del trovare lavoro, e che riflettono una presenza immigrata sempre più stanziale.

[7] Tale indice misura l’incapacità a sostenere almeno tre delle seguenti spese: spese impreviste di 750 euro; una settimana di vacanza l’anno; pagamenti di utenze domestiche, affitto, mutuo; pasto adeguato con carne, pesce o equivalente vegetariano almeno ogni due giorni; riscaldamento per l’abitazione; lavatrice; tv a colori; telefono; automobile. In: http://www.istat.it/it/archivio/94430

[8] Per l’Istat nella famiglia mista la coppia genitoriale è composta da un cittadino italiano per nascita e un cittadino straniero o italiano per acquisizione

[9] http://www.istat.it/it/archivio/48675

[10] http://www.istat.it/it/immigrati/indicatori-sintetici/confronto-italiani-stranieri

[11] Dati Istat riferiti al dicembre 2009.

[12] Dati Istat riferiti all’1 gennaio 2012

[13] Il grado di tale accertamento varia da proposta a proposta, e non sempre i criteri sono chiari.

[14] http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema002.html

[15] Legge 91/92, art. 9, comma 1, lett. f.

[16] Ivi, art. 4, comma 2.

[17] Ad es. la sentenza n. 1486/2012 della Corte d’Appello di Napoli riconosce il diritto alla cittadinanza alla persona nata in Italia da genitori stranieri anche se non risulta iscritta all’anagrafe italiana nel periodo in cui era minorenne. In: http://www.giuristidemocratici.it/post/20120704131832/post_html

12 maggio 2014

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2 Risposte to “Cittadinanza per gli stranieri: una priorità da paese civile”

  1. Pasquale Montemurro 12 maggio 2014 a 17:45 #

    L’articolo sulla cittadinanza agli stranieri rappresenta un continuum dell’ipocrisia di una certa parte degli italiani. L’Italia è un paese ormai fallito, solo che non vuole ammetterlo. Continuiamo a pensare agli stranieri entrati illegalmente: non si entra in un paese civile senza esibire i dovuti documenti! Provate a farlo in Iran, Afganistan, Iraq, Cina, e vedete cosa vi succederà! Poi, se io italiano mi devo spostare in aereo all’interno dell’UE devo mostrare i documenti altrimenti non parto. Gli italiani onesti che hanno perso il lavoro, che sono stati “fregati” dalla Fornero, vivono per strada nelle roulotte, nelle tende, sotto i ponti, mangiano alla mensa della Charitas e si spendono 45-50 euro al giorno per chi entra illegalmente? E’ un assurdo! E’ come dar da mangiare agli estranei, facendo morire di fame i propri figli. Nella trasmissione Servizio pubblico di Santoro, la moglie di un lavoratore licenziato ha detto a Santoro: io e mio marito viviamo in una roulotte! Possiamo avere anche noi il contributo di 50 euro al giorno? Una volta entrati illegalmente, questi poveretti ” lavorano a nero” diminuendo ancora di più la quantità di lavoro per gli italiani! Talvolta muoiono di freddo e di fame nelle campagne. Riguardo ai lavori agricoli, in provincia di Foggia non si raccolgono i pomodori se non sotto la “giurisdizione” dei Senegalesi, ed altri caporali di colore! Se ci fosse pane e lavoro per tutti compreso gli extracomunitari non avrei nulla da ridire! Gli italiani non hanno capito, tra l’altro, che consentendo a tipi come gli Agnelli ed a tanti altri come loro di delocalizzare “furbescamente” il lavoro e consentendolo ancora oggi ad altri imprenditori di farlo, han o fatto contemporaneamente diminuire il lavoro all’interno del nostro Paese. Quanti soldi gli Agnelli ed altri hanno rubato letteralmente agli Italiani complici politici e sindacati! Con il ricatto di chiudere gli stabilimenti Fiat hanno incassato miliardi e miliardi. L’Avvocato fu pure nominato senatore a vita! Naturalmente, non si gridò al “conflitto di interesse! l’esclusività ce l’ha il “disarcionato cavalier Berlusconi! E poi gli stranieri imparassero a lottare per la libertà nei loro paesi! Se i partigiani italiani non fossero morti per combattere il fascismo, oggi staremmo come loro! Invece loro fuggono, facendo guadagnare questi “traghettatori” che investono i soldi ricavati in droga, armi, prostituzione e quant’altro! Non contenti di avere la mafia siciliana, la camorra, la sacra corona unita, l’andrangheta e l’anonima sarda, abbiamo invasato la mafia cinese, rumena, albanese, bulgara, ecc. L’Europa comandata dalla Merkel se ne frega altamente e sono solo problemi nostri. Abbiamo triplicato le navi nel mediterraneo spendendo un bella cifra ogni giorno: soldi “rubati” agli italiani onesti. Ma la vera rovina per il lavoro viene dalla Cina: quante industrie hanno chiuso a causa dei cinesi. La trasmissione Report l’ha evidenziato con servizi dedicati al manifatturiero, al calzaturiero, ecc. Ancora Report ha esso in evidenza come gli iman di Milano intervistati affermavano de visu la necessità dell’integrazione, ma poi a telecamera fintamente spenta è stato origliato come pochi istanti dopo dicevano ai loro adepti che la dichiarazione era di comodo e che assolutamente non doveva avvenire l’integrazione. Andando in Siria alcuni anni fa, la guida che aveva studiato in Italia mi disse testualmente: “noi qui vi chiudiamo le chiese e voi in Italia ci aprite le moschee! Quando noi musulmani diventeremo oltre il 51 %, indiremo un democratico referendum ed instaureremo la nostra teocrazia, mandando a casa i vostri politici! Attenzione, quindi perché hanno delle idee molto chiare! Per quanto riguarda la Cina, questo grande paese comunista ed anticapitalista per eccellenza, sta facendo rivoltare nella tomba Mao e compagni! Sono diventati “ultra capitalisti”, arrivando ad una ricchezza incredibile ed a possedere il 30 % del debito pubblico statunitense! Se un’impresa italiana vuole vendere in Cina si deve appoggiare ad una società locale; loro invece vengono in Italia e fanno quello che vogliono non rispettando le leggi; i loro connazionali sono schiavizzati, in quanto lavorano 12 ore al giorno! Attenzione quindi a questo pietosismo irrazionale e dannoso per gli italiani! Concludendo, poi, l’Europa dovrebbe darsi una mossa decidendo con una legge riguardante l’immigrazione e la cittadinanza che deve valere per tutti i paesi UE.

  2. Arianna Genovese 17 maggio 2014 a 11:10 #

    Spiace che il commento non prenda minimamente in considerazione l’effettivo contenuto dell’articolo dedicato alla cittadinanza agli stranieri.
    L’insieme delle considerazioni espresse rappresenta più uno sfogo che un commento, in cui prendono corpo vecchi fantasmi e recriminazioni difficili da condividere.
    Il tema dell’immigrazione è serio, come altrettanto serio è il problema della disoccupazione nazionale e della crescente povertà.
    Ma affrontare una di queste questioni in un post, non significa ignorare o sottovalutare i tanti numerosi problemi del nostro tempo.
    Chi scrive crede nel fatto che uno stato civile non possa ignorare la sofferenza delle persone, italiane e non, che vivono entro i propri confini nazionali, tanto meno i loro diritti di esseri umani.
    Il come intervenire è complesso, ma non per questo impossibile.

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