Politiche industriali e del territorio

10 Apr

[Documenti]

Ebook-Crescita-investimenti-e-territorio-1-337x495E’ stato pubblicato l’e-book Crescita, investimenti e territorio: il ruolo delle politiche industriali e regionali, a cura di Cappellin R., Marelli E., Rullani E. e Sterlacchini A., Website “Scienze Regionali” (www.rivistasr.it), eBook 2014.1 Contributi di: Leonardo Becchetti, Marco Bellandi, Patrizio Bianchi, Andrea Bollino, Roberto Camagni, Roberta Capello, Riccardo Cappellin, Stefano Casini Benvenuti,  Enrico Ciciotti, Romeo Danielis, Alfredo Del Monte, Sergio Destefanis, Marco Frey, Sandrine Labory, Enrico Marelli, Marco Mutinelli, Alessandro Petretto, Francesco Prota, Enzo Rullani, Alessandro Sterlacchini, Gianfranco Viesti.

La diffusione del libro avviene congiuntamente dai siti:

www.economia.uniroma2.it/dedi/ebook-politiche-industriali www.unibs.it/dipartimenti/economia-e-management/ricerca/pubblicazioni/ebook-crescita-investimenti-territorio www.univiu.org/research-training/research-tedis www.dises.univpm.it/ebook-crescita-investimenti-territorio

Il libro è gratuito e distribuito con la licenza “Creative Commons”.

Presentazione

  • Il libro parte dalla crescente insoddisfazione per l’inadeguatezza delle politiche monetarie e fiscali e sostiene che la politica industriale e  quella regionale rappresentano un essenziale e diverso strumento della politica economica, necessario in questa fase per evitare che la crisi economica in Italia e Europa si trasformi in una stagnazione cronica di lungo periodo.
  • Il libro indica una strategia per riavviare la crescita che supera la statica contrapposizione tra la dottrina neoliberista dell’austerità espansiva e delle riforme strutturali, da un lato, e lo schema keynesiano tradizionale  di espansione della spesa pubblica o allentamento dei vincoli europei di bilancio  e del sostegno della domanda tramite le politiche di welfare, dall’altro.
  • L’economia industriale e regionale indica un quadro teorico rigoroso e più adatto delle tradizionali teorie macroeconomiche a interpretare una moderna economia della conoscenza; pertanto la ripresa dell’economia deve essere spinta dalla diffusa adozione di innovazioni nelle produzioni industriali e dei servizi, nel territorio e nelle aree urbane, e deve essere trainata da una crescita della domanda aggregata per investimenti non solo pubblici ma anche e soprattutto privati in impianti di capitale fisico, in ricerca e in formazione.
  • La disciplina della spesa nelle imprese e nello Stato non è in contraddizione con forti investimenti in innovazione, perché la leadership tecnologica è il fattore fondamentale della competitività a lungo termine e di alti margini di profitto futuri nelle imprese; è quindi necessario aumentare le spese per lo sviluppo di nuove produzioni.
  • I diciannove originali contributi pubblicati in questo libro illustrano i fattori e le caratteristiche della crisi economica attuale, i cambiamenti emergenti nella struttura e nelle caratteristiche del sistema produttivo italiano, i risultati di recenti studi scientifici sull’ “economia reale” ed infine varie possibili misure d’intervento di politica industriale e regionale. Inoltre, l’approfondito capitolo introduttivo propone un quadro di sintesi di questi contributi ed evidenzia l’analogia notevole tra tutte le singole interpretazioni dei fattori della crisi, la forte coerenza degli strumenti teorici utilizzati nell’analisi dell’”economia reale” – in particolare nei suoi aspetti industriali e territoriali – ed il largo sostanziale consenso emergente su un modello di politica industriale e regionale diverso dal passato, come pure su numerose specifiche misure di intervento necessarie per riavviare la crescita.
  • Il libro propone una strategia di crescita a medio termine dell’economia italiana (“Progetto Italia 2020”) coerente con le dinamiche di cambiamento del sistema produttivo in Europa, l’evoluzione della tecnologia e la domanda di maggiore occupazione e di migliore qualità ambientale da parte dei cittadini.

10/04/2014

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Una Risposta to “Politiche industriali e del territorio”

  1. adepadova 11 aprile 2014 a 12:43 #

    Sicuramente condivisibile l’idea che il sistema produttivo italiano vada strutturalmente rinnovato, ma la ricetta continua ad essere a somma zero. Se noi diventiamo più competitivi vuol dire che staremo meglio di altri (che staranno peggio). E se questi già oggi stanno peggio di noi finiranno per stare “ancora più peggio”.

    E’ finito il tempo in cui pensare a politiche a livello nazionale o addirittura regionale senza tener conto delle coseguenze che il nostro agire ha sui nostri vicini.

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