I N.E.E.T.: le politiche per l’apprendistato

17 Mar

di Anna Villani 

Un altro fattore che può spiegare l’alta percentuale di NEET in Italia è l’elevato tasso di dispersione scolastica fra i giovani che non lavorano. Una maggiore diffusione dell’apprendistato, anche quello previsto per il completamento della scuola dell’obbligo, potrebbe contribuire a ridurre l’abbandono scolastico e il tasso di giovani NEET.

L’apprendistato è considerato dall’Unione Europea lo strumento più efficace per far transitare più velocemente i giovani, soprattutto se hanno bassi livelli di qualificazione, dallo studio al lavoro. Nei paesi in cui questo contratto di lavoro a contenuto formativo è più diffuso, si registrano i tassi di NEET più bassi. Anche in Italia, nelle regioni dove è più alta la percentuale di occupati con contratto di apprendistato, è più bassa la percentuale di giovani NEET.

Nel Regno Unito, ad esempio, è stato creato il National Apprenticeship Service per fornire servizi alle aziende e ai giovani, tra cui un database per l’incontro tra domanda e offerta di apprendisti. Inoltre recentemente l’apprendistato è diventato parte integrante del nuovo sistema scolastico e formativo. La strategia adottata nel Regno Unito per ridurre in numero dei NEET è fondata su 4 pilastri: 1) monitoraggio accurato dei NEET per conoscerne le caratteristiche; 2) orientamento scolastico e formativo personalizzato; 3) vasta offerta di corsi di formazione; 4) offerta dei servizi e di incentivi da parte dello Stato deve corrispondere un adeguato impegno del giovane nella formazione e nella ricerca attiva del lavoro.

L’istituzione di una European Youth Guarantee (garanzia per i giovani europei) è stata lanciata nel 2011 dalla Commissione Europea e ribadita nelle raccomandazioni del Consiglio dell’Unione Europea il 22 aprile 2013. Essa rientra nell’iniziativa-faro Youth on the Move, che è a sua volta parte della Strategia Europa 2020. La Commissione Europea ha anche redatto una bozza di raccomandazione chiamata On Establishing a Youth Guarantee, con la quale mette a disposizione degli Stati membri consulenze specifiche in materia, e soprattutto assicura finanziamenti, in particolare dedicando a questa priorità la programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali e la coda degli attuali fondi.[1]

La “garanzia per i giovani” consiste nel fatto che, entro quattro mesi dall’inizio della loro situazione di disoccupati o dall’uscita dal sistema di istruzione formale, devono ricevere un’offerta qualitativamente valida di lavoro ovvero, nel caso ciò non accada, un’occasione per proseguire gli studi o per avviarsi all’apprendistato, a un tirocinio o ad un corso di formazione professionale. Insomma, nelle intenzioni della Commissione Europea, lo Youth Guarantee non è un parcheggio in formazione professionale, ma un percorso definito che immette il giovane in una prospettiva di lavoro.  Nei paesi dove già esiste (Scandinavia e alcuni paesi dell’Europa continentale, come Germania, Austria, Olanda e Polonia), il programma ha prodotto risultati interessanti, anche se oggi è messo a dura prova dall’aumento vertiginoso della domanda di interventi causato dalla crisi.

Per rendere effettivo lo Youth Guarantee, le linee guida comunitarie assegnano ai servizi per l’impiego (pubblici e privati accreditati) il ruolo di interfaccia e di coordinamento con le istituzioni formative e con il mondo del lavoro. Ma chiunque conosca i servizi per l’impiego converrà che, allo stato attuale, è impossibile che ciò possa avvenire.

Innanzitutto, manca la materia prima: ovvero un numero abbastanza alto di imprese per poter creare una rete di contatti che sia in grado di collocare tutti i disoccupati. A questo si aggiunga che le strutture dispongono di analisi e monitoraggi limitati alla propria provincia. Infine il numero di dipendenti è troppo basso e i compiti amministrativi sono preponderanti.

In conclusione, alla luce delle esperienze britanniche e degli ulteriori indirizzi della Commissione Europea, le strategie per ridurre il numero dei giovani NEET non solo in Italia ma nell’intera Unione devono essere basate essenzialmente sul rafforzamento delle politiche di contrasto dell’abbandono scolastico e sulla promozione dell’apprendistato.

 

 

Bibliografia

Giubileo Francesco e Pastore Francesco, Una garanzia europea per i giovani www.lavoce.info del 11/06/2013.

ItaliaLavoro, Progetto governance nazionale, Staff statistica, studi e ricerche sul mercato del lavoro, aprile 2011.

Neet: i giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano – Caratteristiche e cause del fenomeno e analisi delle politiche per contenerlo e ridurlo.

Soprano Carmine, Lo spread tra domanda e offerta di lavoro (anche in Europa) – Corriere della Sera.it – Blog “La nuvola del lavoro” del 17/01/2014


[1] Brussels, 5/12/2012 COM – 729 final.

17 marzo 2014

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Una Risposta to “I N.E.E.T.: le politiche per l’apprendistato”

  1. presidente@purm.it 17 marzo 2014 a 16:06 #

    pura teoria

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