Sport e società: dalla competizione alla corruzione *

3 Feb

 di Giacomo Becattini **

1. Lo sport nell’educazione di un paese

Domandiamoci: qual è la funzione principale dello sport nella civiltà contemporanea? La funzione oggettiva dello sport è, molto in generale, la scoperta e valorizzazione di tutte le proprietà positive, manifeste e latenti, del corpo umano. Ma c’è un’altra funzione dello sport, meno diretta e meno percepita, ma ancor più importante di quella: generare, nella testa dei suoi praticanti, una cultura dell’emulazione leale e, negli sport di squadra, di collaborazione leale.

Il “vero sport” esclude, per definizione, l’inganno o la sopraffazione. A tutti gli atleti singoli, o squadre di atleti, deve essere data, alla partenza di ogni gara, la stessa possibilità di vincere. E tutti sono rigorosamente tenuti ad un certo comportamento complessivo (es. né doping, né falli intenzionali, né altre scorrettezze.

In conclusione gli eventi sportivi sono complessi di azioni rette da un’unica legge: da ognuno secondo le sue possibilità, a ognuno secondo il suo merito.

Lo sport, nei suoi “principi olimpionici” può essere veduto, dunque, come un mondo ordinato di confronti e scontri leali, con incorporato un oggettivo invito, ad ogni società umana, a rispecchiarvisi. In altri termini, una grande scuola di lealtà e trasparenza.

Il punto cruciale del discorso che andiamo a fare, sta nella verifica, per ogni data formula sociale, del comportamento nella e della comunità; comportamento che dovrebbe abituarci all’idea che, in tutti i campi, è bene premiare – non necessariamente in denaro (Stakanov premiato con un posto al Bolshoi) – il “più bravo”, anziché il più “ricco”, il più “inserito socialmente”, o il più “spregiudicato”. Finché siamo sul piano dilettantistico, questa regola, – seppur con qualche falla, anche notevole! – funziona abbastanza bene.

2. Dallo sport al teatro

Non appena lo sport diventa, anche solo parzialmente, un mestiere remunerato secondo le regole del mercato, la situazione cambia radicalmente.

Nel calcio, ad esempio, se una certa gara può far vincere lo scudetto, o evitare la retrocessione in una serie inferiore, con tutte le conseguenze, anche finanziarie, che ne discendono, si affacciano, insidiosamente attraenti, le possibilità di comportamenti illeciti, come, ad es., la corruzione dell’arbitro, o di alcuni giocatori chiave della squadra avversaria.

Tutto ciò non esclude, naturalmente, che, anche nella fase più propriamente professionistica, ci siano momenti della preparazione atletica – per esempio gli allenamenti di una squadra – in cui si crea, malgrado il contesto sopra accennato, una certa atmosfera di “socievolezza” e/o di “genuina collaborazione”. Ma ciò incide relativamente poco, sulla tendenza  dominante.

3. La metamorfosi dello sport

Se lo sport diventa oggetto di guadagno pecuniario, oltre che per chi lo pratica anche per chi lo organizza, gli intrecci esorbitanti dal confronto leale si moltiplicano rapidamente, fino a dar luogo a situazioni di corruzione diffusa e, magari, dilagante. Tutti hanno in mente alcune vicende turpi del calcio, dell’atletica e del ciclismo.

Che cosa ne discende? Ne discende che la fiducia del “cittadino rappresentativo” sulla “genuinità” del risultato dei confronti sportivi, subisce uno smantellamento, tendenzialmente totale. In altri termini: lo sport si trasforma, a grado a grado, in “puro spettacolo” a pagamento (diretto nel biglietto, indiretto nella pubblicità), privo di ogni forma diretta di incentivazione morale.

A questo punto la sollecitazione ad un comportamento leale ed onesto, propria del vero sport, passa in secondo piano, se non scompare del tutto, e tutta la vita sociale ne risulta avvelenata. Non dimentichiamoci che la fine dell’impero romano intervenne proprio quando, in fasce crescenti del popolo romano, impazzava l’interesse per i giochi del Circo Massimo.

4. Le conseguenze del debordare dalle norme

La percezione dell’elusione generalizzata del dettato normativo si estende, più o meno rapidamente, dall’ambiente cosiddetto sportivo –  ridotto così, malgrado le apparenze, a una specie di strumento sussidiario dell’accumulazione capitalistica – alla vita sociale nel suo insieme.

Si arriva al punto che ogni soggetto, in questa nuova situazione, prima di decidere un’azione, non si pone più il problema se essa, oltre che conveniente, sia lecita. Ne risulta, cioè, uno spazio sempre grande per azioni illecite, difficili da scoprire e/o, soprattutto, da sanzionare efficacemente.[1]

Con questa fase si realizza l’elusione di quel disegno auto evolutivo della coscienza della società umana con tutte le conseguenze che ne discendono, che, in questo a caso, si incentra sullo sport. Una situazione, questa, che Hobbes avrebbe bollato con l’espressione homo homini lupus, opposta a quella, da lui agognata, di homo homini deus.

Se tutto quanto detto fin qui è corretto, l’Italia di oggi ha molto, moltissimo, di cui preoccuparsi.


[1] Riadattando il modello di D. Marchesi e L. Franzoni “Economia e politica economica del diritto”, (Il Mulino, Bologna, pagg. 165-168), si ha convenienza economica a corrompere quando [b – α sa > α sb] in cui b = beneficio dell’atto corruttivo; α = probabilità di essere scoperti; sa = sanzione per il corruttore che corrompe se scoperto/a; sb = sanzione per il soggetto corrotto se scoperto.

Si noti che la corruzione sportiva arreca danno non solo alle altre parti direttamente interessate (poniamo gli altri partecipanti alla gara, o al campionato, ecc.), ma – e ciò risulta in particolare modo rilevante nel campo dello sport professionistico – anche a danno di tifosi e appassionati che vengono così illusi sulla correttezza della prestazione sportiva.

Per questa nota e più in generale per la collaborazione a questo testo, ringrazio il Dr. Amir Maghssudipour.

*       Esce in contemporanea su “Il Ponte”
** L’autore è stato presidente della Società Italiana degli Economisti, ed è Accademico dei Lincei.

03/02/2014

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