Innovatività della cooperazione allo sviluppo in Asia

20 Gen

di Rosa Stella De Fazio

cooperazione_giustaA partire dagli anni Ottanta le politiche di cooperazione occidentali si sono fondate sulla “condizionalità” (elemento principe del Washington Consensus), seguendo tuttavia l’evoluzione della Banca mondiale e giungendo al superamento di strumenti di cooperazione ormai obsoleti.

Secondo fonti autorevoli, le politiche del Washington Consensus non sono complete. Per Joseph Stiglitz bisogna ampliare gli obiettivi di sviluppo per includerne altri, quali l’uso dello sviluppo sostenibile, egualitario, democratico, e considerare lo sviluppo di successo dei Paesi dell’Asia orientale[1]. Questi Paesi hanno seguito il Washington Consensus solo per alcune politiche[2]; mentre la politica industriale – progettata per colmare il divario tecnologico con i paesi più avanzati – era in realtà contraria al “consenso di Washington”[3].

Tali osservazioni hanno stimolato il recente ripensamento sull’inclusione dello Stato nello sviluppo economico. Obiettivi del Washington Consensus erano creare un settore privato vivace e stimolare la crescita economica, ma la dottrina si è rivelata incompleta e talvolta persino fuorviante. Tanto da far crescere un post-Washington Consensus[4]. Un principio che emerge è che qualunque sia il nuovo consenso, non può essere basato su Washington: le politiche dovrebbero essere realmente sostenibili e i paesi in via di sviluppo (PVS) dovrebbero reclamare i propri diritti di proprietà.

Ad esempio ai PVS dell’Asia e ai Paesi nella Regione del Pacifico gli aiuti multilaterali sono trasmessi dalla Asean Development Bank (ADB); mentre i principali donatori di aiuti bilaterali (donors) sono Australia e Nuova Zelanda[5]. Entrambi i donatori sostengono la liberalizzazione del commercio per lo sviluppo, e hanno tradizionalmente fornito un’assistenza diretta ad attuare riforme politiche relative al commercio[6], tuttavia guidando il proprio target verso l’introduzione di condizionalità degli aiuti[7].

In continuità con la dottrina più attuale, l’ADB invece ha lanciato il “Pacific Approach 2010-2014” stabilendo che le sue operazioni debbano essere volte all’eliminazione delle condizionalità dai piani di sviluppo all’interno dei quattordici PVS membri del Pacifico (Pacific DMCs). Ha adottato dunque un approccio differente rispetto al Washington Consensus[8]. Da una prima indagine sul tipo di progettazione proposta emerge che, concretamente, tale approccio offre una guida nella formulazione di strategie per i PVS del Pacifico che condividono comuni sfide allo sviluppo.

Contestualmente al Pacific Approach, la Banca infatti ha deciso di attuare la “Country Partnership Strategy-Kiribati 2010-2014”, un innovativo piano di azione indirizzato alla Repubblica di Kiribati (un arcipelago di piccole isole del Pacifico)[9]. L’innovatività consiste soprattutto nell’offrire ai movimenti sociali e alle NGOs coinvolte a livello nazionale la possibilità di contrarre particolari mutui multilaterali di sviluppo (MDB) direttamente con la Banca, rendendoli i contraenti capaci di impegnarsi con le istituzioni finanziarie internazionali[10].

Un intervento al convegno “Global Finance Between Rigor and Growht” organizzato dal Group of  Lecce (GoL)[11] dell’Università del Salento in collaborazione con il Centro Interuniversitario del Diritto e delle Organizzazioni Internazionali Economiche (CIDOIE) ha presentato lo studio del caso del Pacifico e ha delineato la possibilità di superare il Washington Consensus nell’applicare il diritto internazionale dell’economia in progetti di sviluppo locale.

Il convegno, articolato in tre sessioni di lavoro per discutere le implicazioni dell’assetto della finanza globale contemporanea sulla governance internazionale, si è rivelato un incontro di grande rilevanza scientifica e prestigio culturale grazie al confronto tra esperti appartenenti a background eterogenei.


[1] Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Torino, 2003.

[2] Ad esempio, una bassa inflazione e forme di prudenza fiscale.

[3] World Bank, The East Asian miracle: economic growth and public policy (Vol. 1 of 2): Main report, Washington, 1993.

[4] Stiglitz, “More Instruments and Broader Goals: Moving Toward the Post-Washington Consensus”, in The World Bank Publications, Washington, 1998.

[5] Broude, Choi, Horlick, Lee (ed.), Law and Development Perspective on International Trade Law, New York, 2011.

[6] Ausaid, Pacific Regional Aid Strategy 2004-2009, Canberra, 2004 and Nzaid, Annual Review 2007/08: Pacific Overview, Wellington, 2008.

[7] Per condizionalità si intende che la concessione dell’aiuto è subordinata all’attuazione, da parte dei governi beneficiari, di politiche e riforme che permettano il tempestivo rimborso dei prestiti erogati (v. Biggeri e Volpi, Teoria e politica dell’aiuto allo sviluppo, Milano, 2006).

[8] Asian Development Bank, ADB’s Pacific Approach 2010-2014, Metro Manila, 2009.

[9] Asian Development Bank, Country Partnership Strategy-Kiribati 2010-2014, Metro Manila, 2004.

[10] Government of Kiribati, Kiribati Development Plan: 2008–2011, Tarawa, 2008.

[11]Think tank indipendente di esperti di diritto internazionale, finanza ed economia che condividono l’interesse per lo sviluppo di istituzioni democratiche e per la governance globale, nato nel 2009 presso la Scuola Superiore ISUFI.

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