‘Austerità espansiva’ e provvedimenti per la crescita e l’occupazione. II parte

8 Apr

lampAbbiamo rivolto ad alcuni economisti questa domanda: Quali sono i 5 o 6 provvedimenti principali che possono rilanciare la crescita e L’OCCUPAZIONE PRODUTTIVA in Italia? – Prossimamente risponderanno anche Marcello Messori, Paolo Pettenati, Vera Zamagni, Adriano Giannola, Lilia Costabile, Stefano Zamagni.

Risponde Paolo Pini  [Leggi la I parte dell’articolo pubblicata il 4 aprile 2013]

3) Innovazionenell’impresa e nei luoghi di lavoro – Occorre una politica per l’innovazione tecnologica ed organizzativa, centrata sul cambiamento dei luoghi di lavoro e che sperimenti modelli di partecipazione dei lavoratori all’impresa, che redistribuisca il reddito prodotto invece di riproporre solo l’accoppiata “maggiore sforzo e maggiore flessibilità”. La dinamica salariale deve passare dal declino alla crescita, e ciò può avvenire coniugando innovazione e partecipazione.

 A tal fine bisogna riattivare il credito d’imposta per le risorse impegnate per ricerca ed innovazione; sostegno economico alla innovazione organizzativa, alla introduzione di nuove pratiche di organizzazione del lavoro, alla sperimentazione di forme di partecipazione dei lavoratori all’impresa; favorire modelli di decentramento decisionale e de-gerarchizzazione delle organizzazioni. Invece di strumenti di dubbia efficacia, quali la decontribuzione delle retribuzioni expost legate alla produttività, bisogna incentivare la diffusione di progetti di innovazione dei luoghi di lavoro e la crescita delle retribuzioni nette, collegate exante all’adozione di tali progetti piuttosto che ad indicatori di produttività aziendale. Per recuperare il gap organizzativo alla base del gap di produttività con gli altri paesi occorre definire un protocollo condiviso con standard minimi per l’organizzazione del lavoro e sviluppare le competenze trasversali piuttosto che tecniche-specialistiche (Antonioli, Pini, 2013).

 4) Finanza e credito – È urgente dare sostegno al credito alle piccole e medie imprese, avviare lo sblocco dei trasferimenti per commesse pubbliche, agire anche con una sospensione del pagamento di alcune imposte a carico delle imprese. L’emergenza va data ai pagamenti in sospeso della P.A. (70 miliardi seconda la Banca d’Italia)[1]. La normativa europea prevede che questi debbano essere effettuati entro 30 giorni. Si può avviare l’emissione di titoli pubblici di scopo.

 Inoltre, invece di proseguire nel salvataggio delle banche scaricando i costi dei fallimenti privati sui bilanci pubblici, occorre che gli aiuti siano concessi in presenza di un controllo diretto nella loro gestione e con vincoli stretti sulle modalità di impiego, impedendo distribuzione di bonus e dividendi per gli istituti non virtuosi. Sui mercati finanziari e sulla gestione delle società finanziarie occorre intervenire con regole di trasparenza e controlli sulle operazioni, tassazione ma anche divieti di transazione sugli strumenti finanziari “tossici” che non corresponsabilizzano nelle perdite gli intermediari finanziari e che operano fuori dai mercati regolamentati (Masciandaro, 2013).

 5) Fiscal drag – Occorre ricostituire il potere d’acquisto dei salari. Essi, dall’insorgere della crisi, per effetto dell’inflazione, e dei provvedimenti fiscali e di federalismo fiscale, hanno perso più di 500 euro annuali. La recente indagine a cura del CER-IRES (2013) attesta una diminuzione dei salari reali in 5 anni di più del 2%. A questo risultato hanno contribuito sia l’aumento delle imposizioni fiscali ai diversi livelli di governo, soprattutto decentrato, sia il fiscal drag (combinato tra progressività delle aliquote ed inflazione). Occorre un recupero una tantum che operi su alcune mensilità delle retribuzioni dei lavoratori mediante una detassazione del salario, e quindi reintrodurre il meccanismo automatico di sterilizzazione del fiscal drag che era stato introdotto a fine anni ottanta (1989, legge n.154), ma che poi è stato modificato (1992, legge 438), fino a divenire del tutto discrezionale ed occasionale.

 

1. Un contesto europeo da cambiare

Per essere efficaci, questi provvedimenti nazionali devono abbinarsi ad un contrasto netto della politica europea dell’“austerità espansiva”, ovvero di quella politica che racconta la favola (Krugman, 2012, 2013) secondo cui con il rigore dei conti ed i tagli al welfare pubblico a favore di quello privato si innesca la crescita e si ottiene la fiducia dei mercati. Bisogna spingere l’Europa a intraprendere azioni su: 1) ruolo e politica della BCE; 2) bilancio comunitario; 3) Eurobonds; 4) consolidamento dei debiti nazionali e politiche strutturali di aggiustamento dei deficit commerciali tra i paesi dell’Unione; 5) investimenti pubblici finanziati sui bilanci nazionali non vincolati dal Patto di Stabilità; 6) armonizzazione fiscale; 7) riforma del sistema bancario e regolamentazione dei mercati finanziari (v. Pini, 2013a).

 In particolare, bisogna escludere dal Fiscal Compact le spese dei singoli Stati per investimenti e infrastrutture; avviare gli Eurobond, che sono indispensabili anche per finanziare progetti comuni europei per la green economy, knowledge economy e digital economy; introdurre versioni più vincolanti e generali della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie e della Green Tax sulla salvaguardia dell’ambiente. Il Parlamento Europeo, dopo avere rigettato il “budget europeo di austerità” 2014-2020 proposto dal Consiglio Europeo, lo rinegozi al fine di accrescere gli investimenti in infrastrutture immateriali, con un budget complessivo e con risorse proprie che superino l’1% del GDP totale dei Paesi membri dell’Unione.

 

Riferimenti

Antonioli D., Pini P. (2013) Contrattazione, dinamica salariale e produttività, “Quaderni di Rassegna Sindacale. Lavori”, vol. 14, n. 2.

CER-IRES (2013), La dinamica salariale tra inflazione, federalismo e fiscal drag, marzo, Centro Europa Ricerche – Istituto di Ricerca Economiche e Sociali, Roma, mimeo.

Istat (2012), Rapporto annuale 2012. La situazione del Paese, Istat, Roma.

Krugman P. (2012), Death of a Fairy Tale, “New York Times”, 26 April.

Krugman P. (2013), Looking for Mister Goodpain, “New York Times”, 31 January.

OECD(2013),OECD.StatExstracts, (http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=EPL_OV#)

Masciandaro D. (2013), Più coraggio contro la finanza tossica, “Il Sole 24 Ore”, 16 marzo.

Pini P. (2013a), What Europe Needs to Be European, “Economia Politica”, vol. 30, n. 1.

Pini P. (2013b), Produttività e regimi di protezione del lavoro, “Keynesblog.com”, 20 marzo.


[1] Nota di redazione: proprio in questi giorni il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che dà il via libero al pagamento di 40 miliardi di debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese e banche.

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