Un diritto da difendere: il diritto al cibo

11 Mar

 di Gianfranco Gatti

DirittoCibo717x351Sebbene per il direttore della FAO, da Silva, nel 2013 non ci sarà una nuova crisi alimentare mondiale, per l’ultimo rapporto FAO i prezzi alimentari – dopo un lieve abbassamento rispetto al picco del 2011 – restano ancora molto alti.

La crisi alimentare del 2008 è stata senza precedenti: ha causato l’aumento considerevole dei prezzi di grano, mais, riso e altri ingredienti di base della dieta umana. Questo ha causato disordini nei paesi poveri, con conseguenze devastanti in Africa, dove il numero di persone che soffrono la fame è arrivato a 239 milioni, circa 20 in più solo negli ultimi quattro anni. Nell’Africa Sub-sahariana, dopo modesti progressi sino al 2007, la sottonutrizione è aumentata del 2% l’anno. Persino nei paesi sviluppati le persone che soffrono la fame sono aumentate: dai 13 milioni del 2004-06 a 16 nel 2010-12, invertendo la tendenza al ribasso degli anni precedenti.[1] Solo in alcuni paesi questo numero è diminuito, soprattutto per lo sviluppo di paesi come Cina, India e Brasile.

Le cause di questa crisi, secondo Amartya Sen, Paul Krugman e Timothy Wise, sono queste:

  1. aumento della domanda di carne;
  2. cambiamenti climatici;
  3. aumento del prezzo del petrolio;
  4. crescita della produzione di etanolo e biocarburanti;
  5. volatilità dei prezzi del cibo;
  6. diffusione del landgrabbring.[2]

Nonostante queste cause siano chiare a tutti, nulla è stato fatto dalla comunità internazionale  per contrastarle. Come fa notare Wise, le riforme si stanno focalizzando solo sull’aumento della produzione. Questo incoraggia l’espansione dell’agricoltura industriale, piuttosto che metodi di produzione agricola sostenibili; incrementa la domanda di biocarburanti; stimola le diete a base di carne; incoraggia il landgrabbing. Insomma, invece di affrontare le cause della crisi, si sostengono politiche che di fatto le incrementano.[3]

Questa situazione viola il diritto al cibo; che non è dato dalle calorie e proteine necessarie alla sopravvivenza, ma da un’alimentazione dignitosa, ovvero “the right of all human beings to feed themselves in dignity, either by producing their food or by purchasing it”.[4]

Le chiavi del diritto al cibo sono riconducibili a tre componenti: availability, cioè avere i mezzi necessari per produrlo (terra, acqua, sementi, ecc.) o per comprarlo (denaro); accessibilità, ovvero un prezzo accessibile a tutti; adequacy, cioè che il cibo soddisfi i bisogni dell’individuo in base all’età, alla costituzione fisica, alla condizione di vita, ecc.[5]

Gli stati dovrebbero incoraggiare riforme volte ad accrescere queste  tre componenti, contrastando le cause suddette.  E’ giunto il momento di fornire ad ogni abitante del pianeta i mezzi economici per acquistare il minimo necessario a vivere con dignità. L’introduzione di un basic income,[6] universale ed incondizionato, può rendere il cibo disponibile, accessibile e adeguato per tutti; perché il cibo non è un privilegio, ma un diritto di tutti.

 

Letture utili

Murra, E., Basic Income …. Il caso del villaggio di Otjivero-Omitara, in L. Cucurachi, M. Signore, Libertà democratiche e sviluppo, Pensa, Lecce 2012, pp. 177-186; oppure: http://www.academia.edu/1889704/Basic_income_liberta_e_sviluppo_per_i_paesi_del_Sud_del_mondo._Il_caso_del_villaggio_di_Otjivero-Omitara .

Liberti, S., Land grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo, Minimun fax, 2011.

Sen A., “Globalizzazione e povertà”,  Il sole 24 ore;  http://qui-impresa.ilsole24ore.com/barillacfn/food-for-all/IntervistaAmartyaSen.php?uuid=99ab5bd2-b416-11de-9941-6ce20b192eff&DocRulesView=Libero .

Krugman, P., “Il grano è impazzito e il mondo ha fame”, La Repubblica, 9 aprile 2008.

Van Parijs, F., Real freedom for All, Clarendon, Oxford, 1997.


[1] FAO, The State of food insecurity in the world, Roma 2012,  http://www.fao.org/docrep/016/i3027e/i3027e .

[2] Il land grabbing è l’acquisizione da parte di soggetti privati o di Stati di vaste zone coltivabili  all’estero, per produrre beni alimentari per l’esportazione, mediante contratti di compravendita o affitto a lungo termine.

[3] Timothy A. Wise,  Sophia Murphy, Resolving the food crisis,  Inst. for Agriculture and Trade Policy, 2012, http://www.ase.tufts.edu/gdae/Pubs/rp/ResolvingFoodCrisis.

[4]NU, Universal Declaration of Human Rights (art. 25), 1948, http://www.un.org/en/documents/udhr/index.shtml .

[5] Olivier de Schutter, Right to food, http://www.srfood.org/index.php/en/right-to-food .

[6] Il basic income è un reddito dato da una comunità politica a tutti i suoi membri su base individuale. Esso non è fornito in natura, per es. come pacco standardizzato di beni alimentari o come uso di un appezzamento di terra, ma in denaro, senza restrizione in merito alla natura, alla tempistica del consumo o dell’investimento che esso permette di finanziare. Dovrebbe essere pagato con le risorse pubbliche (Philippe Van Parijs, Basic Income. Un’idea semplice per il XXI secolo, http://www.bin-italia.org/article.php?id=1294.

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Una Risposta to “Un diritto da difendere: il diritto al cibo”

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  1. Abbiamo riso ma… - 27 marzo 2013

    […] di affrontare le cause della crisi, si sostengono politiche che di fatto le incrementano. [vai all'articolo completo di Gianfranco […]

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