La musica come strumento di sviluppo sociale

14 Gen
Antonio Abreu

Antonio Abreu

di Caricato Elisa e Andrea Gargiulo

In Italia si sta diffondendo un progetto didattico che riprende quello ideato nel 1975 da José Antonio Abreu, economista, musicista, già Ministro della Cultura in Venezuela, e vincitore dell’International Music Prize (1993) dell’UNESCO.

Abreu voleva riscattare i giovani del suo Paese, ma il suo è diventato un modello per l’intero Sudamerica e anche per l’Occidente. «L’orchestra – afferma – è una società che pratica … l’interdipendenza, … è un’impresa collettiva in cui tutti sono d’accordo nella voglia di affrontare brani sempre più difficili, e questo forma la personalità di ogni ragazzo: previene la droga, previene la violenza, ed è uno strumento insuperabile di sviluppo sociale. La musica opera questo miracolo: costruttivo, seduttivo, creatore, nel bambino e nell’adolescente»[1].

Generalmente il bambino tende a stancarsi di qualsiasi novità gli si proponga. Per tenere desta l’attenzione bisogna coinvolgerlo nella musica d’insieme, in cui non c’è protagonismo; cosa non facile, perché i nostri bambini sono iper-stimolati da attività frenetiche e modelli in cui viene premiato il protagonismo.

L’approccio della didattica reticolare non persegue come prioritario l’obiettivo tecnico, che si può rettificare successivamente, ma il metodo di trasmissione delle competenze come sapere complesso … non complicato.

Il Sistema di Orchestre Infantili e Giovanili del Venezuela ha salvato i bambini delle favelas dalla miseria e dall’emarginazione, fornendogli strumenti musicali, inserendoli in vere e proprie orchestre e dando spazio alla loro creatività.

In Italia è nato il Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili, promosso da Federculture e dalla Scuola di Musica di Fiesole, che ha Claudio Abbado e Abreu come Presidenti Onorari. Il Sistema italiano ha favorito e riconosciuto esperienze già in atto. Sono operativi 30 Nuclei in 13 Regioni, che coinvolgono circa 6.000 bambini dai 4 ai 16 anni. Alcuni Nuclei operano con bambini e ragazzi non udenti o non vedenti.

Abbado afferma che ci sono «anche da noi, sacche di povertà e disagio dove le prime e più vulnerabili vittime sono i ragazzi. … Fare musica insieme … [rende] possibile il riscatto. La gioventù è stata letteralmente depredata di prospettive credibili, per le quali valga lo sforzo e la gioia della realizzazione. Non solo chi è nel disagio, ma forse ancor più chi abita il benessere, viene manipolato per diventare un conformista, un animale compratore, un ebete che si nutre solo di superficialità. Una vita piena di musica e di cultura è sicuramente un argine a tutto ciò»[2].

Come spiega Abreu, «l’arte non deve essere un monopolio delle classi elevate, ma un diritto sociale … E nessun progetto sociale di un Paese in via di sviluppo può prescindere della democratizzazione dell’arte, in particolare della musica. Suonare in un’orchestra è una metafora della convivenza civile. Stimola … la solidarietà, il rispetto, l’autostima. La musica è armonia, ansia di perfezione, richiede concentrazione, obbliga a tenere conto degli altri. Tutto questo non può che avere conseguenze etiche»[3].

Finora, in Italia, con i ragazzi dei cori e delle orchestre del Sistema Abreu si sono esibiti tra gli altri Morricone, Danilo Rea, Piovani, Ambrogio Sparagna, Francesco D’Orazio, l’Orchestra di Piazza Vittorio, la JuniOrchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, la Saint Louis Big Band, i cori dei bambini delle mani bianche (cioè formazioni di ragazzi sordi o che sentono pochissimo) di San Vito al Tagliamento e quello della Scuola di Musica di Testaccio.

Il segreto di questo esperimento è l’interdipendenza e la voglia di creare bellezza. Peppino Impastato ha detto: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, … per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore»[4].

La speranza è di espandere e perfezionare – anche attraverso la formazione di docenti – le attività di una rete educativa fortemente voluta da Claudio Abbado e inoltre di vedere riconosciuta a livello giuridico l’attività del sistema attraverso un disegno di legge, presentato al Parlamento e in attesa d’esame.

 


[1] Cit. in <http://www.musicaingioco.net/abreu.html&gt; (24 novembre 2012).

[2] Atti del Convegno Internazionale “Musica e Società: per un sistema nazionale delle orchestre sinfoniche e dei cori infantili e giovanili”, Fiesole, 13-14 novembre 2010, p. III.

[3] Cit. in F. Capelli, Musica etica in La Vita Scolastica, 1/1/2009: <http://www.orchestramozart.com/uploads/R%20stampa%20e%20altro%20materiale%2025%20ott%2008/VitaScol_6308_21_302.pdf&gt; (24 novembre 2012).

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2 Risposte to “La musica come strumento di sviluppo sociale”

  1. Tiziana Montanaro 14 gennaio 2013 a 16:39 #

    Che bello questo articolo!!!!
    Sostengo con ogni sforzo lo studio della musica dei miei figli, non perché essi diventino dei grandi musicisti, ma perché essa sia per loro una compagna di vita, un unguento per gli inevitabili momenti di scoramento, un esaltatore per i momenti di gioia, un enzima di riflessione, un motivo di bellezza.

    Ritengo la musica la più bella delle forme espressive dell’uomo e della natura, il fatto che essa sia così tanto vilipesa nelle nostre scuole lo trovo semplicemente intollerabile.

    Sono contenta che attraverso il metodo Apreu si ritorni a parlare dell’importanza di fare musica, e soprattutto di farla insieme e non da soli.
    Sono contenta che si parli di un diritto che deve essere riconosciuto a tutti e non di un privilegio di pochi.

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