The unsustainable practice of financial gambling

15 Nov

[English & Italian Version] by STEFANIA RICCI 

When we think about the 2007-08 financial crisis, the first thing we recall is probably the shocking fall down of Lehman Brothers and the partial rescue of other Wall Street’s giant institutions on the brink of collapse. As for the causes, we can certainly remember the proliferation of intricate arguments around the devastating role of financial products called derivatives, on the top of which we find credit default swaps (CDSs). For the ones who are now wondering “what on heart is such a thing?” let me reassure you: you are not alone.

For non-specialist audiences is indeed very difficult not to get bewildered by the current financial jargon. Nevertheless, “ordinary readers” would find it useful to grasp just an unpretentious understanding of the logic behind derivative products, perhaps starting from CDSs, one of the ugliest monsters so far produced by the wizardry of financial engineering.

The reason is simple: the triggers behind the current debt crisis in Europe are not very different from those generating the financial meltdown in 2007-08. Now, for the ones who have been wondering why financial markets pressures over European sovereign debts seem not to mitigate despite ECB’s money injections and austerity reforms, you may hopefully get an insight here about what is wrong today with global finance.

Let us therefore shed some light on CDSs. The best way to look at them is as insurance products, like the ones we usually buy for protecting our cars against the risk of accident or robbery. Now, let us assume that instead of a car we own a bunch of company shares we want to protect against the risk of a certain decrease in their value (limit that is agreed on the CDS contract). As it would happen for the car, the insurance on our shares costs us a periodic premium to be paid to the insurance firm which usually is an investment bank. Said that, let us now envisage what occurs if the price of our shares drops under the agreed limit: the bank must now pay us compensation. Positions cleared, everyone is reasonably happy. As you can see, there is nothing wicked here: we own shares and, since we are prudent investors, we insure them against value-loss or even default.

Now it comes the tricky part. Imagine that someone else who DOES NOT own our shares buy an insurance against their default. It is much the same as if someone buys an insurance to cover our car in case of accident. What would we think about this bizarre individual? That he is probably wishing our car the ugliest of the destinies so that he can eventually cash up the compensation. The same logic applies to financial assets like shares and bonds. If we buy a CDS for insuring shares we do not own, we will be motivated to speculate against them in order for them to lose value and for us to make a financial gain. In very simplistic terms, CDSs are all about gambling against the disgrace of someone else and make money out of it. In more technical terms we can define them as trading positions which increase in value as market price fall.

The ultimate step we shall take now regards the connection between CDS and the Euro crisis. In order to do that, we shall just substitute our company shares with Spain or Greece’s sovereign bonds and figure out how speculation can affect their value and the watch of rating agencies over them. Now, just think about very wealthy investors (e.g. hedge funds) buying thousands of CDSs against the value of Greece’s bonds. What would the market perception be about these bonds? That they are almost junk assets and that they might possibly default. It was not by chance that European Commission president, José Manuel Barroso, has recently expressed his believing that “speculative CDS trading has been an aggravating factor in the Greek debt crisis”.[1] The same concept was delivered five years ago with regard to Lehman Brother’s bankruptcy[2].

Given the underlying gambling-logic of CDSs, you may be surprised that these sorts of financial contracts are allowed by law, especially with regards to sovereign debt. Well, bad news for you. Not only they are, but they are still flawlessly regulated despite evidences that they can pose serious systemic risk over entire banking system. Unfortunately, regardless attempts of reforms and massive political debates, global finance has not moved very far from where it was five years ago. As a consequence, financial speculation has just found new gambling objects, but it is clearly unwilling to switch game.


[1] The Guardian, 12th May 2012.

[2] See Financial Times’ article “Lehman exposes credit default swap faults”, 6th Oct 2008.

L’insostenibile gioco d’azzardo della finanza di Stefania Ricci [IT]

Probabilmente la prima cosa che ricordiamo della crisi finanziaria 2007-08 è il crollo della Lehman Brothers e il salvataggio parziale di altre grandi organizzazioni di Wall Street che erano sull’orlo del baratro. Quanto alle cause, ci ricordiamo il proliferare di complicate discussioni sul ruolo devastante che avevano i prodotti finanziari chiamati derivati, innanzitutto dei credit default swaps (CDS: contratti di assicurazione sul fallimento). Coloro che adesso si stanno chiedendo “ma cosa sono questi benedetti CDS?” si tranquillizzino: non solo i soli a chiederselo.

I non specialisti facilmente sono straniti dal gergo finanziario. Per i “lettori ordinari” sarà utile acquisire una comprensione, senza grandi pretese, della logica che c’è dietro i derivati, partendo proprio dai CDS, uno dei peggiori mostri prodotti dalla stregoneria dell’ingegneria finanziaria.

La ragione è semplice: la molla dell’attuale crisi dei debiti sovrani in Europa non è diversa da quella che ha generato il crollo finanziario del 2007-08. Molti si chiedono come mai le pressioni del mercato finanziario sui debiti sovrani europei non sembrano rallentare, nonostante le immissioni di denaro nel mercato fatte dalla Banca Centrale Europea e le politiche di riforma improntate all’austerità. Ebbene bisogna guardare a ciò che non va nella finanza globale.

Chiariamo dunque qualcosa sui CDS. Guardiamoli come prodotti assicurativi, come quelli che compriamo di solito per proteggere la nostra auto dal rischio di incidenti o di furto. Supponiamo ora che, anziché un’automobile, vogliamo proteggere un pacchetto di azioni dal rischio che il suo valore diminuisca (fino al limite concordato nel contratto dei CDS). Come per l’auto, l’assicurazione sulle azioni ci costa un premio, da pagare all’assicuratore, che di solito è una banca d’investimento.

 Vediamo ora che cosa succede se il prezzo delle nostre azioni cade al di sotto del limite concordato: la banca ci deve pagare una somma per compensare la perdita. Chiarito ciò, tutti sembrano contenti. Come vedete, non c’è niente di perverso: noi possediamo delle azioni, ed essendo investitori prudenti, ci assicuriamo contro la loro perdita di valore, parziale o totale.

Qui arriva il punto delicato. Immaginate che qualcun altro che NON possiede le nostre azioni compri un’assicurazione contro la perdita di valore di queste azioni. E’ lo stesso che se uno comprasse un’assicurazione contro i rischi di incidente della NOSTRA auto. Che cosa dovremmo pensare di questo bizzarro individuo? Probabilmente che egli si augura per la nostra auto il destino peggiore, così che egli possa incassare il compenso legato ad esso.

Ebbene la stessa logica si applica alle proprietà finanziarie come azioni e titoli. Se noi compriamo dei CDS per assicurare delle azioni che non possediamo, saremo spinti a speculare CONTRO quelle azioni, allo scopo di far perdere loro valore e così guadagnarci sopra. In termini più tecnici possiamo definirli come titoli che aumentano di valore se il prezzo di mercato delle azioni  cade.

L’ultimo passaggio è il rapporto tra i CDS e la crisi dell’euro. Per chiarire questo aspetto basterà sostituire le nostre azioni d’impresa con titoli pubblici spagnoli o greci e vedere come la speculazione può influire sul loro valore e sulla valutazione che ne danno le agenzie di rating.

Pensiamo ora a investitori molto forti – per esempio gli hedge funds – che comprano migliaia di CDS contro il valore dei titoli greci. Come guarderà il mercato a questi titoli greci? Li vedrà come titoli-spazzatura, probabilmente destinati al fallimento.  Non a caso il presidente della Commissione europea, Barroso, ha detto di recente che “la speculazione dei CDS è stato un fattore aggravante della crisi del debito greco”.[1] Lo stesso concetto fu espresso cinque anni fa a proposito della bancarotta di Lehman Brothers.[2]

Data la implicita logica di gioco d’azzardo dei CDS, vi può sembrare strano che questo tipo di contratti finanziari siano consentiti dalla legge, specialmente se riferiti ai debiti sovrani. Bene, c’è una brutta notizia per voi. Non solo sono consentiti, ma non hanno regole restrittive, nonostante le prove che essi possono creare seri rischi per l’intero sistema bancario. Purtroppo, a dispetto dei tentativi di riforma e dei grandi dibattiti politici, la finanza globale non si discosta troppo da come era cinque anni fa. La conseguenza è che la speculazione finanziaria ha trovato nuovi mezzi per giocare d’azzardo, ma non ha nessuna intenzione di smettere.


[1] The Guardian, 12 maggio 2012.

[2] V. l’articolo del Financial Times “Lehman rivela le colpe dei credit default swap”, 6 ott. 2008.

Versione Italiana

L’insostenibile gioco d’azzardo della finanza SRicci

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