Il mais: la nuova frontiera dell’energia?

11 Ott

di Anna Caterina Leucci

  Il settore agro-alimentare ha un ruolo fondamentale nell’economia mondiale e gli equilibri su cui si basa dipendono da fattori che sono in grado di influenzare i processi le scelte politiche di intere nazioni.

Da alcuni anni una questione che fa molto discutere è dei prezzi dei prodotti agroalimentari. A partire dal 2007 i prezzi mondiali di carne, cereali, latticini, olii e zucchero hanno subito due forti impennate, con gravi conseguenze, soprattutto sulle popolazioni rurali. Tuttavia non sono tanto le conseguenze che qui vogliamo discutere, quanto le cause dei due forti aumenti.Oltre alle speculazioni finanziarie e all’aumento dei costi di produzione, tra di esse c’è la crescente domanda di biocarburanti. I biocarburanti, infatti, creano un forte nesso tra il settore agro-alimentare e il settore energetico, dato che per la produzione di biodiesel e bioetanolo vengono impiegate produzioni agricole.

Il bioetanolo è prodotto dalla fermentazione di biomasse (prodotti agricoli ricchi di zuccheri), come i cereali. La produzione di questo carburante è legata per lo più a quella del mais statunitense e della canna da zucchero brasiliana. Il biodiesel, invece, è un combustibile ottenuto da grassi animali o olii vegetali e la sua produzione è legata a quella della colza in UE.

In una nostra ricerca, non ancora completata, appare una spiccata somiglianza tra l’andamento del prezzo del mais e quello del prezzo del petrolio. Questi prezzi aumentano o diminuiscono insieme:

Grafico 1:prezzo mais e petrolio-ott . 2006/lug. 2012 – dati FAO

Il fenomeno si spiega facilmente con l’utilizzo, sempre crescente, del mais nel mercato energetico. Il prezzo del mais, tra l’altro, non segue l’andamento dei prezzi di quei cereali che hanno solo una destinazione alimentare, umana o animale.

La produzione del mais per uso energetico, tuttavia, si pone in diretta concorrenza, in termini di acqua, terra e forza lavoro, con la porzione di mais destinata al mercato alimentare. Le conseguenze derivanti dalla duplice destinazione del mais sono numerose. Basti pensare che ad oggi un quarto della produzione statunitense e ben il 10% della produzione mondiale è destinata al mercato energetico;[1] nonostante il mais costituisca la base alimentare di vaste aree del mondo e sia un fondamentale mangime negli allevamenti. Nel 2008 Mitchell[2] ha mostrato che l’incremento della superficie agricola destinata alla produzione di mais ha avuto come diretta conseguenza un ridimensionamento delle superfici destinate alla coltivazione del frumento. Ciò ha determinato importanti pressioni sui prezzi non solo del mais ma anche degli altri cereali.

La convenienza nel trasformare prodotti agricoli in biocarburanti, in realtà, è per lo più legata ai programmi di sviluppo delle bioenergie promossi da USA e UE. Le principali politiche di sostegno riguardano agevolazioni fiscali e finanziamenti diretti per la produzione, la commercializzazione e il consumo. Ciò incentiva fortemente la produzione di bioenergie con gravi ripercussioni sui prezzi delle commodities agricole.

Il mais, in realtà, non è l’unica coltura utilizzata per la produzione di bioetanolo. Questo viene prodotto anche dalla canna da zucchero, con costi di produzione più bassi e con una produttività più elevata. Inoltre, al contrario del mais, la destinazione energetica di una parte della canna da zucchero non compromette l’adeguato espletamento della funzione alimentare.

I biocarburanti costituiscono un’importante alternativa ai tradizionali combustibili fossili e vantano, rispetto a questi ultimi, significativi vantaggi ambientali. Tuttavia non ci si può esimere da una domanda: a che prezzo? Infatti l’utilizzazione come biocarburanti di prodotti che sono fondamentali per l’alimentazione mondiale si presenta come un’arma a doppio taglio: da un lato essa riduce gravi problemi ambientali, ma dall’altro crea problemi sul fronte alimentare, sia per la riduzione delle coltivazioni, sia per la fluttuazione dei prezzi.

Le politiche economiche dovrebbero dunque tener conto delle problematiche innescate da una sfrenata produzione di biocarburanti. Esse dovrebbero indirizzare gli interventi verso piani capaci di limitare i danni derivanti dall’utilizzo di prodotti agricoli a destinazione energetica, incentivando la produzione di biocarburanti basata su colture non fondamentali per l’alimentazione umana e animale, e azioni in grado di non ridurre la superficie coltivata destinata al mercato alimentare.


[1] Jenifer Piesse and Colin Thirtle, “Three bubbles and a panic: An explanatory review of recent food commodity price events”, Food Policy, Vol. 34, 2009, pp. 119-29.

[2] Donald Mitchell, A note on rising food prices, World Bank, 2008.

Il mais: la nuova frontiera dell’energia? di di Anna Caterina Leucci

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8 Risposte to “Il mais: la nuova frontiera dell’energia?”

  1. gabriele pastrello 11 ottobre 2012 a 16:39 #

    IL GRAFICO E’ MOLTO INTERESSANTE, E L’ANDAMENTO PARALLELO ABBASTANZA CONVINCENTE. PERO’ MI PARE CHE LE OSCILLAZIONI SIANO TROPPO FORTI IN PERIODI TROPPO ‘BREVI’ PER RISPONDERE A IMPULSI DI LUNGO PERIODO. IO DIREI CHE IL LEGAME C’E’, PER CUI IL PREZZO DEL PETROLIO GUIDA QUELLO DEL MAIS. QUINDI LE IMPENNATE SPECULATIVE DEL PETROLIO INFLUENZANO IL PREZZO DEL MAIS, IN QUANTO SOSTITUTO ENERGETICO. CREDO INOLTRE CHE DOPO IL 2007 CI SIANO STATI ALCUNI MOVIMENTI SPECULATIVI SULLE COMMODITIES COORDINATI (MA E’ UNA SENSAZIONE BASATA SU OSSERVAZIONI SPORADICHE). PROBABILMENTE PER LE RAGIONI CHE DICI TU, IL MAIS E’ MAGGIORMENTE COORDINATO DI ALTRE COMMODITIES AL PETROLIO. GABRIELE PASTRELLO

    • Anna Caterina Leucci 11 ottobre 2012 a 19:58 #

      Effettivamente nell’articolo ho discusso solo i risultati del lavoro. L’analisi svolta ha riguardato i prezzi di mais, soia, grano, orzo, sorgo, riso, zucchero e petrolio; utilizzando le serie storiche dei prezzi dei prodotti ho costruito dei modelli autoregressivi vettoriali e da qui l’unico prezzo che ha mostrato una relazione intertemporale statisticamente significativa con il prezzo del petrolio è stato il prezzo del mais. Quanto ha detto circa l’aumento congiunto dei prezzi delle commodities è vero, dal 2007 si sono infatti registrato due impennate dei prezzi agroalimentari, tuttavia le singole serie subiscono l’aumento in maniera differente tra di loro, mentre il prezzo del mais e del petrolio procedono nello stesso identico modo; dall’analisi si deduce che il prezzo di petrolio e mais si caratterizzano per un legame intertemporale, chiaramente l’aumento del prezzo del petrolio avrà avuto la sua influenza nell’aumento dei prezzi delle altre commodities agricole, tuttavia non è stato questo a trainare le due impennate. Si dovrebbe,infatti, procedere l’analisi considerando ulteriori fattori ricollegabili all’aumento del prezzo delle altre commodities (eventi atmosferici,crisi, speculazioni finanziare, ecc.) perchè, infatti, esiste una relazione intertemporale significativa che lega tutti i prezzi di tutti cereali, escluso quello del mais che risulta invece legato al prezzo del petrolio, ciò fa comprendere che si tratta, appunto, di legami caratterizzati da cause differenti.
      Grazie del comento

      a presto

  2. Massimo Fagnano 21 novembre 2012 a 10:05 #

    la questione è grave non solo negli USA. In lombardia hanno costruito 300 centrali a biogas di 1 MW, ognuna delle quali consuma 300 ha di mais, per un totale di ca. 90.000 ha di mais (ca. la metà della produzione Lombarda) che viene sottratto al settore zootecnico. Il prezzo del trinciato di mais è schizzato da 3-4 euro/q a oltre 6, creando difficoltà al settore zootecnico.
    Le biomasse sono il metodo meno efficiente per produrre energia rinnovanbile: per 1 MW servono 300-500 ha di biomasse (pioppo. mais,…), mentre per la stessa quantità di energia è sufficiente una sola pala eolica. La mia opinione è i che suoli agricoli DEVONO essere utilizzati per produrre alimenti e non energia, perchè le conseguenze sulla sicurezza alimentare possono essere devastanti. Pare che in Africa sono ormai 200 milioni di ha ad essere utilizzati (anche dall’ENI) per produrre biomasse da energia. Non oso immaginare quali potrebbero essere le conseguenze se si continuasse su questa strada…

  3. Massimo Fagnano 21 novembre 2012 a 10:08 #

    a proposito della relazione tra prezzo del petrolio e prezzo del mais, non potrebbe darsi che la relazione è dovuta al fatto che la coltivazione del mais richiesde molta più energia rispetto al grano (irrigazione, diserbo, concimazione,…) e quindi aumentando il prezzo del petrolio, aumentano i costi di produzione del mais e quindi anche il suo prezzo?

    • Anna Caterina Leucci 21 novembre 2012 a 12:07 #

      Se si considera un modello in cui le variabili sono unicamente il prezzo del mais e il prezzo del petrolio la sua considerazione potrebbe essere esatta. Il modello costruito però utilizza più variabili (tra queste i prezzi delle principali commodities agricole) ed è costruito in modo da evidenziare le relazioni di causalità tra le variabili. Dall’analisi si evince che l’aumento dei prezzi agroalimentari è in generale trainato dall’aumento del prezzo della soia. Chiaramente l’aumento del prezzo del petrolio influisce, poiché questo costituisce un’importante voce di spesa per ogni produzione. E’ importante però notare che il prezzo del mais e il prezzo del petrolio mostrano una forte relazione di causalità che esiste solo tra queste due variabili: mentre i prezzi delle altre commodities risultano legati tra di loro, il prezzo del mais risulta legato fortemente solo al prezzo del petrolio e viceversa (in realtà risulta anche legato al prezzo del sorgo, che viene, appunto, utilizzato nella produzione di bioenergie); tali risultati portano a pensare che la relazione tra i due beni sia nata su un mercato diverso da quello agroalimentare e non sia dovuta, appunto, solo al fatto che il petrolio costituisca una voce di spesa per la produzione, ma piuttosto al fatto che il mais sia impiegato nel mercato energetico.Spero di essere stata chiara perché mi rendo conto che sto parlando di un modello che lei non ha osservato e che i risultati che ho descritto possano quindi suscitare dei ragionevoli dubbi, proprio come il suo…in ogni caso sono disponibile a fornire chiarimenti un po’ più approfonditi nel caso fosse interessato. La ringrazio per la sua riflessione.

      • Massimo Fagnano 21 novembre 2012 a 18:12 #

        se mi manda qualche informazione in più (pubblicazioni, estremi bibliografici) sarei lieto di poter approfondire la questione.
        sono un agronomo ed il mio indirizzo è fagnano@unina.it

  4. Adriano Rosso 23 gennaio 2013 a 12:45 #

    Il mais è una pessima scelta perchè condizionato dalle multinazionali OGM, con l’aggiunta di diserbanti, ecc. L’unica scelta, anche più produttiva del mais, è la Canapa sativa, che non richiede diserbante e ripristina la fertilità del suolo. Buon lavoro, Adriano Rosso

    • fausto 26 aprile 2013 a 11:50 #

      “….condizionato dalle multinazionali OGM…”.

      Più che altro, il settore mais Usa è quasi interamente dominato da ogm resistenti al glifosato / glufosinato o capaci di fornire tossina Bt. La notizia cattiva è che queste due strategie stanno perdendo velocemente la propria funzionalità: la siccità dell’estate passata ha tenuto banco per mesi nascondendo il problema vero, di lungo periodo.

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